Capitozzature sbagliate.


Le potature drastiche di fine estate, fatte allo scopo di evitare la raccolta delle foglie, sono un vero martirio per gli alberi. Questo è un periodo cruciale per l’albero, il meccanismo di abscissione delle foglie si innesca quando le ore di luce e le temperature diminuiscono sensibilmente, non prima, però, di aver traslocato le sostanze nutritive verso gli organi di riserva della piante. Un meccanismo perfetto, un tempismo impeccabile e un’operazione determinante per accumulare le energie necessarie per avviare la ripresa vegetativa in primavera. Asportando le foglie ancora verdi  annulliamo tutto questo processo e non consentiamo lo stoccaggio delle riserve. È un intervento inaccettabile e lo è ancor di più quando è compiuto da un professionista, da colui che dovrebbe applicare le corrette pratiche di gestione arboricolturale, colui al quale il committente affida la salute dei propri alberi. Rispettare gli alberi e i meccanismi perfetti che, nei milioni di anni di evoluzione, si sono affinati; solo cosi avremo alberi sani, belli e duraturi nel tempo.

Cit. Andrea Fontani arboricoltore e studioso degli alberi

Io invece ho solo una definizione: pratica assassina.

Purtroppo se ne vedono sempre più. Se da una parte, una piccola nicchia di professionisti continua a formarsi e a migliorare sempre le tecniche arboricolturali contribuendo ad aumentare la bellezza del nostro paesaggio (e di conseguenza a rendere gli alberi più sicuri), dall’altra uno schieramento di pseudo giardinieri senza scrupoli, si piegano alla richiesta “non voglio raccogliere le foglie in autunno” e praticano la capitozzatura. Per di più, per quattro miseri soldi, illudendo il cliente con il motto “taglio tanto così sei a posto per anni”. Nulla di più falso, e di seguito vi spiego il perché.

A prescindere che la capitozzatura è sempre sbagliata, praticandola a fine estate o ad inizio autunno, lo è ancora di più: dato per scontato che tutti sappiano che le piante vivono di zucchero e che viene fabbricato nelle foglie come prodotto della fotosintesi (il sottoprodotto è l’ossigeno), diventa importate sapere anche come questo zucchero viene utilizzato. La produzione  primaverile/estiva di amido da per te delle foglie(o la maggior parte di essa) viene riutilizzata immediatamente dall’albero per crescere. La produzione autunnale invece, viene immagazzinata dalla pianta in quelli che noi botanici chiamiamo i serbatoi: principalmente,il colletto e le radici. Queste riserve sono fondamentali per la successiva ripresa vegetativa primaverile e per le prime fasi fenologiche delle piante( fioritura, fruttificazione ecc.). Se togliamo le foglie prima della dormienza invernale le radici non si posso nutrire e restano senza riserve, con la conseguenza che alcune di esse moriranno. L’albero si indebolirà e aumenterà notevolmente il rischio di schianto.

Poi, se com’è giusto pensare, immaginiamo la parte vitale e strutturale di un albero come se fosse la torre più famosa di Parigi, possiamo capire che ad ogni radice principale(fondamenta) corrisponde una colonna cambiale (i montanti della torre Eiffel) che tutto insieme formano il fusto. Ad ogni colonna corrisponde una branca dell’albero. Conclusione: se muore una radice principale, muore anche la colonna cambiale e di conseguenza anche le ramificazioni corrispondenti ad essa(cadendo).

E ancora: capitozzando una branca, la radice corrispondente diventa inutile ai fini strutturali e muore. Ora, la branca capitozzata, mediante il fenomeno della reiterazione(la capacità della pianta di ripetersi), rigermoglia immediatamente dando origine a rami lunghi, pesanti e con foglie 3/5 volte più grandi del naturale. Anche a ridosso delle radici morte avviene un fenomeno simile alla reiterazione, generando radici avventizie; ma il tutto con un ritardo medio di 5 anni circa. 5 anni dove il nostro albero avrà un rischio di schianto decisamente superiore alla norma. Ho commesso un piccolo errore: vi ho detto che con la reiterazione nascono nuovi rami: non è corretto. I succhioni reiterati con inclinazione verso l’alto superiore ai 45 gradi non sono rami ma vere e proprie piante nuove. Piante che potete ben capire che senza radici e senza colletto non possono resistere lassù in alto e vi costringono ad interventi continui e molto dispendiosi. Insomma, più tagli e più spendi.

Parlando di temperature di fine estate o inizio autunno, quest’ultime sono ancora alte, con un tasso di umidità superiore all’estate o all’inverno stesso. Condizioni ideali per i funghi patogeni, che trovano ingressi “autostradali” proprio nelle capitozzature. Questi funghi cariogeni sono distruttivi per gli alberi, logorando molto velocemente la parte interna del legno. Vi lascio immaginare le tragiche conseguenze.

C’è un’altra questione che non viene mai considerata: l’esposizione al sole. Con la capitozzatura si scoprono parti dell’albero che non sono mai state esposte ai raggi solari con la conseguenza inevitabile delle ustioni corticali. Quindi, ancora funghi, ancora degrado del legno e ancora schianti di rami.

Quindi, per concludere, le piante non si capitozzano……. Di più: anche praticando una corretta tecnica di potatura con ramo di ritorno, lo si fa sempre nella stagione convenuta.

E le foglie? A volte, restituire alla natura ciò che gli appartiene è la cosa migliore da fare. Chiedici come! Link https://www.paesaggio-italiano.com/blog/

Inizialmente, e vi parlo degli anni Ottanta, cominciai ad inserire piccoli stagni in contesti come i giardini giapponesi (i miei primi studi da post-studente furono proprio rivolti a Bonsai e giardini giapponesi).

Ma non mi bastava, e nei primi anni duemila cominciai a studiare le tecniche di costruzione dei BIOLAGHI BALNEABILI. Ne rimasi fulminato.

Dopo un breve ma intenso periodo di apprendimento, cominciai, non senza difficoltà, a proporre il Biolago balneabile come un’ulteriore stanza del giardino. Dicevo appunto difficoltà, perche noi siamo italiani, cioè quelli che come stereotipo di balneazione, abbiamo fissate nella mente le acque della Sardegna, Sicilia, Puglia ecc.…

Di seguito ad alcune creazioni di biolaghi a casa di clienti, costruii il mio… a casa mia. Mi cambiò la vita; in meglio, naturalmente. Riscoprii i tuffi in bonifica, ma adesso in acqua pura grazie alla fitodepurazione. Acqua pura, trasparente e priva di qualsiasi inquinante.

Ora, grazie ai continui studi e all’ingresso in azienda, post-laurea in verde ornamentale e tutela del paesaggio, di mia figlia Vanessa, ne progettiamo più di uno al mese. Questo ci permette di incrementare costantemente la nostra esperienza e lo dimostra il fatto che abbiamo creato un nostro sistema di fitodepurazione: il sistema VERTIDEP, migliorando il già ottimo sistema italo-olandese.

Ad oggi siamo leader tecnici nella creazione dei biolaghi balneabili. Questo però non ci basta: continuerò, continueremo lo studio per migliorare ulteriormente quello che noi definiamo il miglior ecosistema artificiale al mondo.

Continua a seguire il nostro blog, per saperne di più sui biolaghi balneabili.

Claudio Campanini (paesaggista)

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